
BIOGRAFIA
Nata a Perugia, Francesca si trasferisce a Milano nel 1998 dopo un breve
periodo di studi in filosofia. Si diploma alla scuola di Teatro ‘Arsenale’
come attrice e poco dopo si laurea in scenografia all’ Accademia di Belle Arti di Brera (Milano). Durante gli anni dell’Accademia lavora come attrice nella compagnia del Teatro Arsenale e partecipa a numerosi spettacoli (‘Il gioco dell’epidemia’ di E. Ionesco, ‘Il berretto a sonagli’ di L. Pirandello, ‘Pulp’ di C. Bukowsky, ‘La chiesa’ di L. F. Celine, ecc…). Per la tesi decide di girare un documentario su un famoso fotografo newyorkese: Andres Serrano. Dal
quel momento decide di dedicarsi completamente alla video arte, alla
performance e alla regia.
Dal 2015 al 2017 frequenta il CFCN (Centro di Formazione Cinematografico Nazionale) diplomandosi in Regia Cinematografica.
Nel 2020 prende parte al progetto artistico “MY NAME IS FRANCESCA”
piattaforma dedicata al lavoro delle tre performer e filmmaker italiane
Francesca Fini, Francesca Leoni e Francesca Lolli, in collaborazione con
la curatrice d’arte e autrice Francesca Interlenghi. Il progetto, nato come
articolata proposta di mostra fisica per spazi tradizionali, ha avuto a il 16
marzo 2020 il suo improvviso debutto in rete, come risposta attiva alla
crisi del contatto e del contagio che abbiamo vissuto sulla nostra pelle a
causa dell’emergenza Coronavirus SARS-CoV-2.
Da sempre interessata a dipingere la condizione femminile la sua ricerca
si concentra sulle diversità di genere e le questioni socio-politiche.
I suoi lavori sono stati proiettati in numerosi festival nazionali ed internazionali.
FOCUS ON RESEARCH
Tutta la mia ricerca si può racchiudere in un’unica parola: urgenza. È
l’urgenza che porta alla comunicazione, ed i mezzi che ho scelto per farlo sono quelli a me più congeniali: il corpo e il video.
Attraverso di essi cerco di essere veicolo di emozioni, cerco di sublimare
la mia visione della vita e del mondo che mi circonda e molto spesso mi
possiede. L’obiettivo principale della mia ricerca è quello di ricevere ed
elaborare il “qui e ora,” di parlare del presente e di poterlo trasporre
cercando di renderlo universale.
Vorrei che il mio corpo (dal vivo attraverso la performance o filtrato dall’obiettivo) fosse un mezzo pulsante e ricettivo dei mali (e beni) dell’epoca nella quale mi è dato vivere.
Il mio lavoro consiste nel parlare principalmente attraverso il corpo inteso come mezzo espressivo primario.
Inizio come attrice poi, stanca di regolarmi in base alle esigenze altrui
(quelle del/della regista) inizio a dirigere me stessa, a portare il mio corpo ad esprimere concetti e situazioni che sono io a monitorare
VIDEOART
Dolorosa Mater
Il silenzio è spesso manifestazione di una limitazione esterna; un’imposizione fisica, psicologica e sociale che l’artista sceglie di mostrare concentrandosi sulla figura della donna, costretta a causa della sua identità sessuale ad una costante lotta per la propria affermazione sociale ed espressiva.
Nel fondo dei gironi presenti
L’azione intende esplorare i temi della libertà, vale a dire lo sviluppo delle motivazioni interiori che determinano l’agire umano, e della cura, intesa come quell’interessamento solerte e premuroso che impegna il nostro animo e la nostra attività. Indagando al contempo gli effetti drammatici che conseguono alla privazione violenta dell’una e dell’altra. Fino all’annientamento, la negazione stessa, della propria identità.
